Affrontare sfide multiple
La famiglia rifugiata Abdelhadi, con i suoi tre bambini piccoli, è fortemente messa alla prova a causa dei problemi di salute della madre, delle condizioni abitative ristrette, del lavoro a turni del padre, dell’isolamento e delle barriere linguistiche. Una pediatra riconosce il bisogno di sostegno e attiva un accompagnamento familiare. Vengono definite congiuntamente delle priorità e organizzate diverse misure, tra cui un’offerta di visite a domicilio, un follow-up medico, un accompagnamento nella vita quotidiana nonché un corso di tedesco con servizio di custodia per i bambini. Grazie a questo sostegno coordinato, la famiglia viene alleggerita, acquisisce maggiore autonomia e sviluppa contatti sociali.
Contesto e situazione di difficoltà
La famiglia Abdelhadi vive in una grande città che da molti anni attua un progetto di rete incentrata sulla famiglia e dispone di un servizio specializzato per la prima infanzia, nel quale la gestione della rete e l’accompagnamento familiare collaborano strettamente. Entrambi i servizi dipendono dal Comune e hanno un ruolo centrale nella rete. La famiglia è fuggita in Svizzera due anni fa e ha tre figli di 1, 3 e 5 anni. Il padre lavora a turni, il che crea difficoltà alla quotidianità familiare.
Durante un controllo di routine dello sviluppo, la pediatra si accorge che la famiglia ha bisogno di sostegno. La madre dice di avere lei stessa problemi di salute e riferisce di notevoli difficoltà legate ai suoi tre figli piccoli e di conflitti nell’appartamento angusto, in particolare perché il padre di giorno deve dormire. Inoltre la famiglia risulta fortemente isolata, con contatti sociali pressoché inesistenti. Le barriere linguistiche complicano ulteriormente la vita quotidiana.
Misure e effetti
La pediatra contatta l’accompagnatrice familiare, che risponde pochi giorni dopo. Con l’aiuto di un’interprete, l’accompagnatrice familiare fa il punto della situazione con i genitori e, insieme a loro, stabilisce le priorità più urgenti. Accompagna regolarmente la famiglia, offrendo un orientamento, e informa la pediatra del sostegno che la famiglia riceve.
Date le sfide multiple, l’accompagnatrice familiare raccomanda un programma di visite domiciliari più intenso, che offre ai genitori spunti concreti per l’educazione e consente incontri con altre famiglie. Nel contempo, organizza accertamenti medici per la madre e la accompagna agli appuntamenti. Inoltre, la aiuta a trovare un corso di tedesco con un servizio di custodia dei bambini. L’accompagnamento resta flessibile e prosegue finché il figlio più piccolo non inizia a frequentare la scuola dell’infanzia. Grazie all’interconnessione in rete, tutti gli specialisti coinvolti collaborano strettamente tra loro.
Grazie all’offerta di visite domiciliari e al miglioramento dello stato di salute della madre, la famiglia beneficia di uno sgravio sensibile ed è in grado di affrontare le situazioni quotidiane in modo sempre più autonomo. L’isolamento diminuisce grazie ai nuovi contatti sociali, le competenze dei genitori vengono rafforzate e la famiglia sa che può continuare a ricevere assistenza tramite l’accompagnamento familiare anche dopo la conclusione del programma di visite domiciliari. Le strutture coordinate fanno in modo che la famiglia Abdelhadi venga costantemente accompagnata in funzione delle proprie esigenze.
Depressione post-partum
Dopo la nascita del suo secondo figlio, Sandra Rust presenta segni di depressione post-partum, come stanchezza, mancanza di energia e un senso di sovraccarico nella vita quotidiana. Un’ostetrica riconosce precocemente la situazione difficile e attiva, con il consenso di Sandra, un accompagnamento familiare nell’ambito della rete locale per la prima infanzia. Le visite a domicilio permettono di instaurare un rapporto di fiducia e di organizzare insieme misure di sostegno adeguate: aiuto domestico, cura dei bambini, psicoterapia, un posto in un gruppo di gioco per il figlio maggiore, nonché un sostegno familiare. Grazie a questo aiuto coordinato, la situazione della famiglia si stabilizza. Sandra si riprende, la vita quotidiana diventa più gestibile e anche i bambini ne beneficiano. A lungo termine, il sostegno viene progressivamente ridotto ed è attivato solo in caso di necessità.
Contesto e situazione di difficoltà
La famiglia Rust vive in un comune dell’agglomerazione di una città medio-grande. Due anni fa il Comune ha introdotto il progetto di rete incentrata sulla famiglia e ha creato un servizio specializzato per la prima infanzia al quale fa capo la gestione della rete. L’accompagnamento alla famiglia è stato trasferito al consultorio genitore e bambino (MVB), dove questo compito è stato assunto da una consulente per la prima infanzia che dispone di buoni contatti sia a livello locale sia a livello regionale.
Dopo la nascita del secondo figlio, Sandra Rust affronta sempre più spesso momenti di sfinimento, sconforto e apatia. Durante una delle sue ultime visite, la levatrice nota che Sandra sembra eccessivamente stanca, poco concentrata e ha difficoltà a rispondere ai bisogni dei due figli; sul tavolo del soggiorno si accumulano la posta mai aperta e montagne di panni. Sandra riferisce anche di avere problemi con il compagno. La levatrice riconosce i molteplici stress che gravano sulla giovane famiglia e sospetta che la madre mostri segni di una depressione post-partum.
Misure e effetti
Con tatto, la levatrice affronta l’argomento con Sandra e le propone di coinvolgere l’accompagnamento familiare, che conosce grazie alla rete per la prima infanzia. Con il consenso di Sandra, la levatrice prende appuntamento con l’accompagnatrice familiare per una visita domiciliare. Durante la prima visita è presente insieme a Sandra anche la levatrice. Insieme analizzano la situazione della famiglia e iniziano a chiarire quali sono le esigenze di Sandra. Nel corso di diverse visite domiciliari, l’accompagnatrice familiare conquista sempre più la fiducia di Sandra e della sua famiglia.
Dopo aver parlato con il suo compagno, Sandra si accorda con l’accompagnatrice familiare per avvalersi di diverse offerte di sostegno nei prossimi mesi: un aiuto per le faccende domestiche e la cura dei bambini, una psicoterapia per sé prescritta dal medico di famiglia e un posto sovvenzionato in un gruppo di gioco per il figlio maggiore Tim. Inoltre, la madre di Sandra verrà a casa sua per un giorno alla settimana a occuparsi dei bambini. Grazie al sostegno dell’accompagnamento familiare, viene instaurata una rete di sostegno stabile e creata una quotidianità gestibile per la famiglia.
Dopo svariati mesi di intenso sostegno, Sara si riprende sensibilmente. Ritrova le forze e riesce a occuparsi bene dei due figli. Tim è rifiorito grazie al gruppo di gioco e ai nuovi amici che vi ha conosciuto, Sandra e il suo compagno stanno pensando di iniziare una terapia di coppia. Se prima gli appuntamenti con l’accompagnamento familiare avvenivano almeno una volta al mese, ora i genitori vi ricorrono solo in caso di necessità.
Sostegno in un contesto rurale
Lisa Schneider è sopraffatta nella cura del suo bambino a causa dell’isolamento sociale e della frequente assenza del partner. Il responsabile del gruppo di gioco riconosce la situazione e, con il suo consenso, mette in contatto la famiglia con un accompagnamento familiare. Quest’ultimo sostiene la famiglia attraverso consulenze e accompagna Lisa verso le prime offerte, come la consulenza per le madri e gli incontri genitori-bambini. Inoltre, dopo la nascita del secondo figlio, viene organizzato un sostegno per alleggerirla. Grazie a ciò, Lisa acquisisce maggiore sicurezza, sviluppa contatti sociali ed è rafforzata nel suo ruolo genitoriale. La famiglia si stabilizza e ricorre in modo sempre più autonomo alle offerte di sostegno.
Contesto e situazione di difficoltà
La famiglia Schneider vive in un paese dell’Altipiano svizzero che fa parte di una rete regionale per la prima infanzia. Il Comune dispone di un servizio specializzato per la prima infanzia e di un accompagnamento familiare indipendente. La famiglia Schneider ha un figlio di due anni ed è in attesa di un secondo. Lisa Schneider è in Svizzera da tre anni, ma ha pochissimi contatti sociali. Markus Schneider è molto assente per lavoro, per cui la madre spesso deve occuparsi del bambino da sola.
L’isolamento sociale pesa sempre di più a Lisa Schneider. Si sente insicura nel proprio ruolo e fatica a comprendere le esigenze del figlio. Il bambino stesso non ha quasi nessun contatto con i coetanei, il che limita il suo sviluppo sociale. Per rimediare a questa situazione, la madre decide di portarlo in un gruppo di gioco, dove l’animatore nota che Lisa Schneider ha difficoltà a gestire la situazione e ha poco sostegno.
Misure e effetti
L’animatore del gruppo di gioco conosce l’accompagnamento familiare dalla rete regionale e stabilisce il contatto con il consenso della signora Schneider. L’accompagnatrice familiare Martina fa visita alla famiglia e parla con i genitori della situazione attuale, delle loro difficoltà e dei loro desideri. Si crea così un primo rapporto di fiducia e Martina può valutare il tipo di sostegno più opportuno.
Martina raccomanda diverse offerte: il consultorio genitore-bambino, nonché la partecipazione a un punto di incontro per genitori e bambini nel centro familiare del paese vicino. I genitori decidono di accettare le proposte. Poiché Lisa Schneider è timida e si sente insicura in pubblico, Martina la accompagna ai primi incontri presso il centro familiare. Inoltre, durante le prime settimane l’accompagnatrice familiare mantiene contatti stretti con la famiglia per assicurarsi che le offerte rappresentino effettivamente uno sgravio. Dopo la nascita del secondo figlio, Martina organizza d’intesa con la levatrice un aiuto da parte della Croce Rossa Svizzera, affinché la famiglia resti stabile.
Lisa Schneider acquista sempre più sicurezza, sviluppa contatti sociali e si sente rafforzata nel proprio ruolo genitoriale. Il bambino trae vantaggio dal contatto regolare con altri bambini. Complessivamente, il carico familiare si riduce e la famiglia beneficia di una maggiore inclusione. Lisa Schneider sviluppa fiducia nei confronti del consultorio genitore-bambino e ben presto ricorre autonomamente a questa offerta; il contatto con l’accompagnatrice familiare può quindi diventare più sporadico e orientato alle esigenze della famiglia.